Menù
Capitoli:
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- 26
- 27
- 28
- 29
- 30
- 31
- 32
- 34
- 35
- 36
- 37
- 38
- 39
- 40
- 41
- 42
- 43
- 44
- 45
- 46
- 47
- 48
- 49
- 50
- 51

PASTAASCIUTTA E NANA

Noné un grido di richiesta politica, magari in occasione del moti del 1921 e conseguenti scioperi più o meno politici. Allora si richiedeva "Pane e ciccia". Stavolta si tratta di una quasi invocazione per poterla avere, almeno la domenica sulle tavole dei Poggibonsesi. Era il massimo che negli anni 30 e 40 si immaginava a cui poter arrivare. C'era naturalmente chi si approfittava di possedere questa opportunità, chene faceva sfoggio a mezzogiorno della Domenica in Via Maestra. All'incontro con i coetanei, il grido "Oggipastasciutta a nana" faceva diventare tutti quelli del branco, poveri esseri sfortunati, annichiliti da quella dichiarazione, incapaci di reagire con qualche battuta in difesa. Non c'era niente da fare. Essere "rimutati" come si diceva, avere la bicicletta ed anche un paio di scarpe nuove che erano già qualcosa, era nulla in confronto a quel grido che sembrava venire dall'alto. Il fortunato passeggiava e spasseggiava su e giù, tronfio, sorridente con tutti, vorrei dire irriverente e sbeffeggiante. Ma come poteva avvenire un tale gesto quasi di sfida. La ragione era evidente e giustificata: lui a pranzo aveva "Pastasciutta e nana" e gli altri no.